Quali sono i requisiti di resistenza al fuoco per gli edifici in legno?

C’è ancora molta confusione nel mondo delle costruzioni in legno su quali siano i requisiti minimi di resistenza al fuoco che un edificio deve avere.

Innanzitutto occorre fare subito distinzione tra quelle che sono le attività soggette al controllo del Comando Nazione dei Vigili del Fuoco e quelle per le quali non vi è alcuna normativa di tipo prescrittivo esistente.

Per gli edifici pubblici in genere quali scuole, alberghi, ospedali, teatri, ecc esistono delle norme chiare e precise che impongono classi di resistenza e reazione al fuoco.

Gli edifici di civile abitazione rientrano tra le attività soggette al controllo dei VVF qualora abbiano altezza antincendio superiore ai 24mt e per essi è applicabile il D.M. n.246 del 16 maggio 1987; nel D.M. si trovano delle indicazioni anche per gli edifici di altezza antincendio compresa tra i 12 e i 24mt.

Buona parte dell’attività professionale si rivolge però alla progettazione di edifici di civile abitazione di altezza antincendio inferiore ai 12mt per i quali la normativa precedente non si applica e quindi, come in tutti i casi in cui si hanno attività senza specifica norma di tipo “verticale”, è necessario fare riferimento al DECRETO 9 marzo 2007 Prestazioni di resistenza al fuoco delle costruzioni nelle attività soggette al controllo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

 

In questo decreto sono stati definiti 5 livelli di prestazione che garantiscono, in modo graduale, il mantenimento della capacità portante dell’edificio, la limitata propagazione di fuoco e fumi anche alle attività limitrofe, la possibilità degli occupanti di evacuare indenni l’edificio e la possibilità da parte delle squadre di soccorso di operare in condizioni di sicurezza.

 

La classe che si applica alle costruzioni civili è la classe di prestazione II che impone alle costruzioni ad un piano una capacità di resistere meccanicamente sotto l’azione del fuoco per 30 minuti mentre per le costruzioni a due piani prevede un’R60.

 

Nella mia pratica professionale riscontro che tale decreto è sempre più preso come riferimento sia dalle banche, all’atto dell’erogazione di mutui verso clienti che desiderano costruire case in legno, che da parte delle compagnie assicurative, che in fase di stipula di polizze rischio incendio, richiedono se la progettazione ha tenuto conto o meno del Decreto per stabilire l’importo del premio annuo.

In questi casi ci viene richiesto di rilasciare dichiarazioni circa il rispetto, in fase progettuale, di questi input nella definizione delle azioni di carico eccezionali di cui al punto 3.6.1. del D.M. 14 gennaio 2008.

 

Strategie per garantire i requisiti di resistenza al fuoco richiesti

L’argomento di per se è molto vasto e meriterebbe ben altro che un semplice post.

Nello specifico dell’edilizia civile ( costruzioni in xlam o a telaio) possiamo applicare diverse strategie per garantire i requisisti di resistenza richiesti:

  • fare riferimento alla capacità portante della struttura “nuda” e calcolarne la resistenza sulla base dalla velocità di carbonizzazione dell’elemento;
  • Placcare gli elementi portanti con lastre protettive (ne esistono diversi materiali e la scelta deve essere sia di tipo economico che tecnica sulla base delle valutazioni del tempo Tch, definito nell’EC5-2, necessario per soddisfare la prestazione richiesta);
  • Affidarsi alle lastre impiegate per creare la contro-parete tecnica (solitamente 2 lastre di cartongesso o fibrogesso) consapevoli però che i fori per gli impianti elettrici o termo-aeraulici annullano localmente la protezione offerta. Bisogna in questi casi saper prendere i necessari accorgimenti (spesso si trovano nei manuali dei produttori di lastre alcune soluzioni per garantire l’efficacia antincendio in caso di fori) affinchè questi punti non vadano a minare la resistenza al fuoco della struttura.

 

La scelta della strategia è di natura tecnico/economica ma deve essere in grado di garantire il rispetto dei requisiti minimi richiesti.

Purtroppo nella mia esperienza ad oggi vedo, nel caso delle strutture in xlam, edifici con pareti sempre più snelle da 95-100m, spesso pure a 3 strati ( quindi con minori prestazioni di resistenza al fuoco), che permettono certamente di ridurre i costi all’impresa, senza però che dall’altro lato siano stati presi i necessari accorgimenti a garanzia della richiesta di resistenza al fuoco.

Ai tecnici e direttori dei lavori è richiesto di essere competenti e specializzati anche in questo settore che, a differenza dell’edilizia tradizionale, necessità di molte più accortezze e conoscenze.

 

Analisi delle fonti d’innesco e propagazione dell’incendio

 Oltre a dover garantire il mantenimento della capacità portante per un prefissato intervallo temporale è compito del progettista anche saper prendere tutti gli accorgimenti necessari affinchè sia, in primis, ridotta al minimo la possibilità d’innesco e propagazione di un incendio.

Sono numerosi i fattori che possono innescare un incendio in un’abitazione; tra i principali citiamo i seguenti:

  • Impianti di evacuazione dei prodotti della combustione (camini);
  • Impianti elettrici;
  • Impianti fotovoltaici.

Tra le cause che possono agevolare la propagazione dell’incendio troviamo:

  • Pareti e solai di copertura ventilati;
  • Impiego di materiali combustibili in zone “sensibili”.

Questi temi, con particolare attenzione alle principali cause d’innesco e alle strategie progettuali per limitarle saranno oggetto del prossimo post.

Ing. Emanuele Fornalè

 

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